La genomica, alleata strategica della linea

Come perdere peso? Chiediamolo ai nostri geni, al nostro DNA! Ognuno di noi, in base alla propria costituzione fisica, lavoro e stile di vita (usando parole scientifiche in funzione del proprio genotipo e fenotipo) risponde alla dieta in maniera diversa rispetto agli altri. Salvo rarissimi casi, tutti possono perdere peso seguendo uno stile di vita corretto basato sulla combinazione tra dieta bilanciata e pratica dell’attività fisica. Il test del DNA, però, può essere di aiuto nel comprendere cosa sta alla base di una difficoltà nel perdere peso, oppure ci può far comprendere quanto l’alimentazione possa aiutarci a prevenire una patologia verso cui abbiamo una maggiore disposizione. Sicuramente il test del DNA offre informazioni di come quell’organismo sia in grado di usare bene il carburante messo a disposizione dagli alimenti. E’ una conversione del modello mentale: il corpo vissuto come elemento dinamico, come entità attiva e il cibo visto come entità che ha il potere di cambiare e ha il potere di smuovere l’organismo, mettendolo in moto. Il vecchio modello diceva “mangia meno e dimagrisci” oggi si dice “introduci nel tuo corpo molecole attive, che interagiscono con il corpo sia in senso positivo che negativo, influenzando direttamente il benessere”. Questo significa essere più responsabili verso se stessi e, conseguentemente, rispetto alle proprie scelte nutrizionali. Ecco che in un tale contesto il cibo è l’elemento nutritivo nei suoi bisogni più profondi di identità, affettività, riconoscimento, relazione. La dieta deve essere vissuta come “fuori dalla prigione degli assoluti”, “fuori dai rimarginamenti negativi”, “fuori dalle ossessioni verso l’oggetto del desiderio”, fuori dalla “legge del tutto o niente”, “fuori chili in sette giorni”.

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Disbiosi e disordini del sistema nervoso centrale

La disbiosi intestinale è stata osservata anche in patologie extraintestinali e, in particolare, quelle che interessano l’asse intestino – cervello, influenzando il sistema nervoso centrale (SNC), funzione cognitiva e comportamento.

Vari studi hanno evidenziato che questo avviene mediante un riprogrammazione diretta dell’asse Ipotalamo Ipofisi Surrene (HPA) che una via che viene perturbata da stimoli stresso geni.. E’ noto che disfunzioni enteriche possano causare ansia, depressione e disfunzione cognitiva. I batteri commensali possono influire sul sistema nervoso ed enterico agendo sul GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del SNC coinvolto nella regolazione dei processi fisiologici e psicologici. Alterazioni dell’espressione del recettore GABA sono implicate nella patogenesi di ansia e depressione.

Un batterio che è risultato essere coinvolto nella modulazione dei neurotrasmettitori che derivano da aminoacidi come triptofano e da molecole come serotonina e dopamina, è il Bifidobacterium Infantis. L’efficacia dei probiotici sulla regolazione dell’umore è stata suggerita in un trial con Lactobacillus Casei che ha mostrato un miglioramento dell’umore dei soggetti analizzati rispetto al gruppo di controllo.

L’alimentazione moderna favorisce gli squilibri e le infiammazioni a danno del benessere intestinale perché è caratterizzata da un consumo eccessivo di carboidrati raffinati a discapito di alimenti ricchi di fibre. Inoltre , con il costante aumento dei consumi di cibi confezionati e prodotti raffinati industriali la situazione non può che peggiorare. Anche lo stile di vita con pasti consumati velocemente, in maniera irregolare, mentre si è alle prese con i problemi di tutti i giorni, può influire in modo significativo sul nostro benessere intestinale.

L’equilibrio della flora batterica intestinale è influenzato anche da permeabilità intestinale, presenza di batteri patogeni, parassiti o miceti e, per questo motivo, è necessario avere cura del proprio benessere intestinale attraverso l’acquisizione di uno stile di vita più corretto ed, eventualmente, l’esecuzione di esami come calprotectina fecale e alfa 1 antitripsina, 2 parametri indicativi di infiammazione e permeabilità intestinale.

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Gli alimenti che aiutano a disinfiammare

Lo zenzero (Zingiber Officinalis) è una pianta asiatica usata come spezia aromatizzante di cibi e bevande e per le sue proprietà digestive, diuretiche , antibatteriche e antinfiammatorie e benefiche sull’apparato circolatorio. L’azione antinfiammatoria è attribuita alla inibizione della ciclossigenasi e della 5 – lipossigenasi che comporta una riduzione della sintesi di leucotrieni e prostaglandine.

La curcuma (Curcuma Longa) è una pianta appartenente alla famiglia delle Zenziberacee, ha una lunga tradizione come spezia e come erba medicinale nella medicina cinese e ayurvedica, in particolare come agente antinfiammatorio. Il suo più importante agente attivo è la curcumina, alla quale vengono attribuite diverse attività farmacologiche. La curcuma si è dimostrata efficace nel miglioramento nelle infiammazioni articolari e gastriche, nelle epatopatie e nelle malattie neurodegenerative.

Il radicchio di Treviso (Chicorium Intybus) appartiene alla famiglia delle Compisite, gruppo delle cicorie. Ha proprietà antiossidanti ed è utile contro la psoriasi, diabete di tipo II, obesità, stitichezza e cattiva digestione. Il radicchio rosso contiene soprattutto potassio, ma anche magnesio, fosforo, calcio, zinco, sodio, ferro, rame e manganese; contiene inoltre vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina E, vitamina K. Grazie alla elevata quantità di acqua il radicchio è depurativo. Le fibre contenute nel radicchio sono in grado di trattenere gli zuccheri del sangue e per questo motivo viene indicato in chi soffre di diabete di tipo II. Il radicchio rosso, come tutte le verdure e la frutta di questo colore, è ricco di antiossidanti. Contiene antociani e triptofano: i primi aiutano a prevenire i fattori di rischio cardiovascolare, mentre il secondo aiuta a modulare il sonno.

La Quinoa (Chenopodium quinoa), è una pianta appartenente alle Chenopodiacee. La quinoa non è una graminacea e quindi non contiene glutine, è quindi un alimento adatto alle persone affette da celiachia. Ha parecchie proprietà nutritive. E’ molto ricca di proteine, carboidrati e fibra alimentare. Nella sua composizione sono presenti 2 aminoacidi essenziali: la lisina e la metionina. Quest’ultimo aiuta a controllare il metabolismo dell’insulina. Contiene una buona quota di minerali e vitamine, in particolare magnesio, vitamina C e vitamina E. la quinoa è un alimento particolarmente energizzante. Essendo molto nutriente, il suo consumo è consigliato a donne in gravidanza, bambini, anziani, sportivi, convalescenti. Il suo elevato contenuto proteico la rende un valido sostituto delle proteine animali.

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Il pasto dello yogi

Più la dieta è sana e pura più c’è limpidezza interiore” recita la Bhagavad Gita, uno dei testi più importanti della cultura induista. E ancora “Lo yogi che pone fine alla sofferenza è per colui che è misurato nel cibo …” Moderazione e cibi sani sono dunque ritenuti in questa cultura una premessa fondamentale per raggiungere uno stato armonioso, sereno ed equilibrato, indispensabile per il benessere psicofisico alla base della pratica yoga. La scienza moderna conferma.

Gli insegnamenti degli yogi praticati negli Ashram ci portano però a una visione più ampia rispetto a quella occidentale. La qualità degli alimenti, infatti, non viene collegata agli aspetti nutritivi come vitamine, minerali, calorie, ma anche e soprattutto ad energie più sottili derivate dall’ambiente, dalle modalità di coltivazione e di preparazione, dall’atteggiamento emotivo con cui si affronta tutto il percorso che ci conduce a tavola. Il cibo sorgente irrinunciabile di rinnovamento, condiziona in modo significativo il fluire armonioso della nostra vitalità e nel contempo, come una sorta di cordone ombelicale che ci unisce all’universo consentendoci uno scambio continuo di energie. Questa chiave di lettura aiuta a non cadere nel retaggio delle ossessioni salutiste, che rischiano di farci vivere il corpo come un limite, un nemico da combattere.

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La nutrizione tra la filosofia e la fisica

In alto come in basso” così diceva Ermete Trismegisto nella tavola di smeraldo. Cosa significa questa frase? Diverse interpretazioni sono state date e tutte hanno a che fare con l’Uno, Microcosmo e Macrocosmo, il ritorno al Sé.

Cosa succede se si interpreta questa affermazione facendo riferimento al sistema olistico Mente – Corpo? Come in alto, così in basso, come nel piccolo così nel grande. Ogni forza influenza l’altra. La ricerca scientifica sta portando alla luce sempre maggiori dimostrazioni di come la materia sia energia in forma solida. Allo stesso tempo sta dimostrando che la materia vibra energeticamente con tutto ciò che la circonda e dal contesto trae beneficio o danno. La salute del corpo umano è strettamente connessa con questo concetto. Non può esserci salute consapevole se non si parte da questo presupposto. La base della salute dell’uomo è il nutrimento. Per nutrimento si intende tutto ciò che è portato all’interno dell’organismo e che produce una reazione. L’uomo si nutre prima di tutto di aria, acqua, cibo e non ultimo, di emozioni. Il cibo è il nutrimento che ogni giorno forniamo al nostro organismo. Possiamo credere che non abbia importanza ciò che mangiamo? Certamente no: è cosa ben risaputa che il nostro carburante sia il cibo: se il carburante non è adeguato alla macchina, la macchina prima o dopo si rompe. E le emozioni? La nostra mente è uno strumento necessario che va dominato. Se non abbiamo il controllo della nostra mente anche le nostre emozioni potranno danneggiarci. Una mente dominata e una condizione di risveglio portano l’uomo a progredire sul cammino della consapevolezza. In caso contrario si troverà in balia degli eventi e da essi verrà dominato. Per prima cosa è necessario rendersi conto che tutto ciò che entra all’interno del corpo diventa parte integrante della nostra materia e creerà inevitabilmente un richiamo energetico.

Scienza e conoscenza n. 58”

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Strategie antinvecchiamento: sostenere i mitocondri con bietole, lattuga e spinaci

Moltissimi sono gli studi pubblicati che riguardano come sostenere la longevità. Uno dei più trattati riguarda i mitocondri, piccole particelle collocate all’interno della cellula che potrebbero essere paragonati a delle centrali energetiche. Si è scoperto che con il passare del tempo i mitocondri decadono aprendo la strada all’invecchiamento che riguarda tutto il corpo.

La scoperta si deve a Bruce Ames, classe 1928 e professore emerito all’Università di Berkeley: si tratta di uno dei più influenti ricercatori nel campo degli studi sull’invecchiamento.

La cosa più importante nell’ottica della longevità, ma anche per prevenire il cancro e il declino delle facoltà cognitive è mantenere la buona salute dei mitocondri attraverso l’acido lipoico e la L-carnitina. Queste due molecole, sostiene lo studioso, mimano l’azione del digiuno con tutti i benefici che ne derivano. Quindi sì agli integratori ma soprattutto ai nutrienti che ci offre una alimentazione corretta. Ciascuno di noi conserva nel proprio organismo circa un milione di miliardi di mitocondri, le batterie che producono l’energia necessaria per far funzionare tutto il corpo: con l’invecchiamento si va incontro a un progressivo decadimento di questi centri energetici aprendo la strada alle patologie più disparate. La prima strategia rimane evitare il cibo spazzatura e utilizzare cibo ricco di nutrienti essenziali come verdura coltivata seguendo metodi naturali. Ad esempio le verdure verdi a foglia larga come spinaci, bietole, lattuga producono grandi quantità di un enzima, noto come ossido nitrico, che aiuta a mantenere attivi e funzionanti i mitocondri.

Memento: dobbiamo semplicemente imparare a consumare più verdura se vogliamo avere una vita più sana!

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Cucine da scoprire: le tradizioni dei nativi americani

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Per le popolazioni dell’America centrale e meridionale 3 sono gli alimenti che servono sempre a pranzo e cena  e per questo venivano chiamati “le tre Sorelle”.  I tre alimenti base della cucina amerinda sono: il mais, la zucca e i fagioli. Noi li abbiamo ereditati da loro.

Anche dal punto di vista botanico le tre piante si danno una mano: il mais offre sostegno alle piantine di fagioli che così possono crescere e proliferare, mentre i fagioli ricambiano il favore arricchendo il terreno di azoto. La zucca, poi, con le sue grandi foglie impedisce ad altre piante di conquistare lo spazio necessario al mais.

Per quanto riguarda le proprietà nutrizionali: il mais è ricco di vitamina B,C e K, fibre e alcuni composti attualmente sono sotto osservazione per le qualità preventive. Una di queste sostanze, la criptoxantina, un carotenoide, si è dimostrata in grado di ridurre del 27% il rischio di tumore al polmone.

La Cucurbita Maxima è la zucca per eccellenza: uno scrigno di carotenoidi, antiossidanti, vitamina A; i suoi semi albergano molte sostanze benefiche: zinco, triptofano, omega 3 e ferro. Infine i fagioli sono ricchi di vitamine del gruppo B, potassio, fibre e folati. Abbinati ai cereali soddisfano il nostro fabbisogno proteico senza ricorrere a derivati animali. I fagioli rossi e pinto sono ottimi antiossidanti: posseggono grandi quantità di antiossidanti che aiutano ad abbassare il colesterolo.

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Gli integratori alimentari

Secondo gli ultimi dati 3 italiani su 4 hanno utilizzato un integratore alimentare almeno una volta nella vita e circa il 505 lo ha assunto lo scorso anno. Il mercato delle “pillole” del benessere è in continua espansione. Un recente studio sviluppato dalla Mailman School of Public Health della Columbia University di New York riportato su Scientific Reports, ha dimostrato che l’assunzione delle vitamine del gruppo B può ridurre l’impatto negativo esercitato sul cuore e sistema immunitario dal PM 2.5, una famigerata polvere sottile, attenuandone gli effetti negativi sulla frequenza cardiaca e pressione arteriosa. Occorre però scegliere con cura il rimedio giusto.

Per esempio se la memoria va in tilt e c’è difficoltà nella concentrazione poiché si sta attraversando un periodo di forte stress e di superlavoro, il cortisolo è l’ormone che va alle stelle deprimendo le funzioni mentali. Per i cinquantenni con le funzioni mentali alle crode a causa del burnout lavorativo sono utili gli integratori a base di ginko biloba. Questa pianta migliora la circolazione cerebrale e il lavoro delle sinapsi, i ponti di collegamento tra un neurone e un altro su cui viaggiano le informazioni. Se alla stanchezza mentale si associa anche quella fisica è bene associare alla ginko biloba anche eleuterococco o ginseng che però sono sconsigliate in chi soffre di ipertensione. Se il calo delle funzioni mentali è associato a un calo dell’umore bene l’integrazione con rodiola rosea, pianta adattogena che abbassa i livelli di cortisolo e aumenta quelli di serotonina, ormone della “serenità”. Anche in questo caso è necessario prestare attenzione: se si assumono antidepressivi della categoria degli SSRI evitare la rodiola perche l’associazione può dare il via ad agitazione ed insonnia.

Se, invece, abbiamo bisogno di sostenere la memoria per “colpa dell’età” si può ricorrere alle vitamine del gruppo B: non deve mai mancare la vitamina B12 che rallenta la degenerazione delle cellule cerebrali e la B1 capace di mantenere in forma il sistema nervoso centrale e favorire il rilascio di acetilcolina, neurotrasmettitore che migliora l’attenzione.

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L’olio di pesce e la salute del sistema nervoso

L’interesse per i possibili effetti positivi dell’olio di pesce deriva dall’osservazione della assai minore incidenza nelle popolazioni Esquimesi ed Inuit con dieta ad alto apporto di pesce di malattie infiammatorie croniche in generale e di aterosclerosi e fenomeni trombotici.

Del resto già nel 1789 una pubblicazione parlava dei benefici dell’olio di fegato di merluzzo nel reumatismo. Nel 1824 emerse l’utilità dello stesso olio nella prevenzione e nella cura del rachitismo.

I pesci grassi dei mari freddi (sgombri, sardine, salmone,…) sono fonti di olio di pesce che contiene acidi grassi omega 3 del tipo EPA e DHA. Mediamente 100 g di tali pesce contengono 1 g di omega 3. Le fonti marine di omega 3 non sono inesauribili e bisogna anche tenere conto del continuo impegno di inquinamento degli oceani svolto dall’uomo. Si è perciò pensato di ricavare EPA e DHA dalle alghe o, ancora senza successo, da piante transgeniche stimolate alla produzione di queste vitali sostanze. In realtà EPA e DHA possono essere sintetizzati partendo da altri omega 3, quelli della famiglia dell’acido alfa linoleico presente nei semi vegetali quali: lino, soya, colza, noci, mandorle, germe di grano. EPA e DHA sono omega 3 a catena lunga. L’EPA ha una catena di 20 atomi di carbonio e 5 doppi legami, mentre il DHA ha una catena di 22 atomi di carbonio con 6 dopi legami. Queste sostanze grasse, in generale, hanno tendenza all’ossidazione e quindi la preparazione generale è in capsule.. gli acidi grassi omega 3 sono metabolizzati a eicosanoidi, molecole con importanti influssi su prostaglandine, trombossani e leucotrieni. Esse sono potenti regolatori della pressione arteriosa, della coagulazione e dell’infiammazione con attività opposta a quella degli acidi grassi omega 6.

Gli acidi grassi essenziali sono indispensabili per il normale sviluppo cerebrale ed una loro carenza può essere associata ad un deficit cognitivo più o meno grave. Risultati incoraggianti si sono ottenuti nella cura delle patologie neurologiche quali schizofrenia e deficit di attenzione. Risultati ancora più interessanti si sono ottenuti nella depressione post-partum, nella depressione adolescenziale e in quella associata alla sindrome bipolare.

Una malattia che pervade devastante la nostra società oggi è la dipendenza, nelle sue multiformi eccezioni (gioco, fumo, droga, alcool, …). Ebbene un cervello più trofico, più nutrito, grazie all’apporto degli omega3, si è dimostrato scientificamente meno esposto a queste abbruttenti abitudini, per le quali non si più agire con la semplice parola sebbene ispirata.

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