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Alimentazione e futuro

2013

L’alimentazione del futuro:  cosa porteremo sulle nostre tavole nel 2030?

Inevitabile chiedersi, in un mondo che cambia ad una velocità travolgente, cosa porteremo sulle nostre tavole tra 20 o 30 anni.

L’occasione per gettare uno sguardo sulla nostra alimentazione nel 2020 è stata offerta già nel 2006 attraverso la presentazione della Piattaforma Tecnologica Nazionale “Italian food for life”. La Piattaforma italiana – promossa da Federali menti e dalla ERUI (Conferenza dei rettori delle Università Italiane), da ENEA, da Tecnoalimenti e dall’Università di Bologna, aveva definito, partendo dallo stretto legame tra qualità della vita e prevenzione, priorità di ricerca in campo alimentare la formulazione di nuovi prodotti che uniti a uno stile di vita sano fossero in grado di avere effetti positivi sulla salute pubblica, contribuendo attivamente alla prevenzione (cfr. www.federalimenare.it).

Oggi emerge un’idea di fondo comune (molto distante, in verità dalla precedente): alla crisi economica e finanziaria si unisce quella nutrizionale; le abitudini alimentari che il mondo occidentale propone e sponsorizza sono insostenibili per il nostro futuro perché la nostra dieta è drammaticamente sbilanciata a favore di proteine e grassi.

Oggi l’umanità utilizza ogni anno le risorse di 1.3 pianeti, come dire che sono necessari un anno e 4 mesi per generare quanto viene consumato. Inoltre cresce la sproporzione tra persone seriamente in difficoltà per l’accesso al cibo e quelle francamente obese. Le principali cause di questo sperpero di risorse sono da evidenziare proprio nell’alimentazione e nella produzione di cibo: per produrre 1 kg di carne bovina servono 9-10 kg di cereali e 15-20 mila litri di acqua contro 13 litri per far crescere un pomodoro e 140 per un caffè (cfr.www.lapanciadelpopolo.wordpress.com). in Occidente in cibo non è più visto come fonte di nutrimento, in molti casi è una ricompensa, un passatempo, un rifugio dalla noia o dalla solitudine.

Secondo gli studi più recenti (cfr. Stockolm International Water Institute) nel 2050 saremo tutti vegetariani perché è troppo elevato il livello di terre coltivate e il consumo di acqua. Per nutrire gli animali da macello occorre coltivare i loro alimenti e questo significa una emissione colossale di gas con un conseguente effetto serra. Questo non significa che sarà necessario consumare alimenti OGM. Potrebbe essere invece plausibile auspicare a un migliore e più naturale sfruttamento delle colture locali molto variegate e  oggi sconvolte dal riscaldamento chimico.

Senza considerare le avveniristiche considerazioni pubblicate on line dalla BBC a luglio 2012. La fanta alimentazione proposta da BBC in realtà si basa su esperimenti che riguardano la crescita della carne in vitro, l’ascolto dei suoni per modificare la percezione del cibo e l’introduzione nei menù delle case di tutti il mondo di cibi a cui pochi sono avvezzi, ma che sarebbero molto nutrienti e si produrrebbero con poche risorse: si tratta di alghe ed insetti. E’ in questo modo che l’alimentazione diventa ecocompatibile?

 

 

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