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Approfondimento e statistica

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“Non sono i grassi saturi e il colesterolo a causare l’infarto” (Dott. Dwight Lundell, cardiochirurgo di fama internazionale)

Il dott. D. Lundell, con all’attivo 5.000 interventi a cuore aperto nei suoi 25 anni di carriera, cita un dato statistico scioccante: ”sebbene il 25% della popolazione americana assuma le statine ed abbia ridotto i consumi di grassi, ogni anno i morti per patologie cardiovascolari aumentano”.

Le statistiche AHA (American Heart Association) ci indicano che 75 milioni di americani sono attualmente colpiti da qualche patologia cardiovascolare, 20 milioni hanno il diabete e 57 milioni hanno uno stato prediabetico. In Italia l’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare (OEC) ha raccolto dati interessanti: il 18% degli uomini  e il 22% delle donne è obeso, il 32% degli uomini e il 30% delle donne ha una pressione arteriosa superiore a 160/95 e il 50% delle donne nella perimenopausa soffre di alterata tolleranza agli zuccheri. Diabete e pre – diabete sono da associare a una errata alimentazione dovuta ad errate raccomandazioni nutrizionali. Ricerche scientifiche solide hanno dimostrato che se non ci fosse uno stato infiammatorio nell’organismo, il colesterolo non avrebbe la possibilità di accumularsi nelle arterie e causare l’infarto o l’ictus. L’infiammazione è il minimo comun denominatore delle patologie oggi più conosciute e diffuse.

E’ necessario perciò bilanciare la dieta con un insieme di nutrienti che permettano di regolare e ridurre lo stato infiammatorio. Se, da un lato, l’infiammazione è un fenomeno indispensabile per la nostra sopravvivenza poiché permette di distruggere gli agenti aggressivi del nostro organismo e di riparare i tessuti danneggiati da aggressioni fisiche o chimiche, la sua attivazione in circostanze non appropriate è alla base della maggior parte delle patologie degenerative (allergie, malattie autoimmuni, patologie cardiovascolari, tumori, patologie neurodegenerative). L’intensità della condizione infiammatoria è condizionata dall’ambiente nutrizionale nel quale si sviluppa. Ad esempio una dieta sbilanciata nel consumo di oli ricchi di omega6 (soia, mais, girasole) e nel consumo di carboidrati rappresentano un continuo insulto per l’organismo che reagisce sviluppando una infiammazione cronica.

Oggi è largamente riconosciuto che le vie trasduzionali coinvolte nella risposta infiammatoria coinvolgono il fattore di trascrizione NFKB. Un certo numero di molecole presenti nell’alimentazione modula l’attività di questo fattore: un esempio è dato dai curcuminoidi presenti nella curcuma, dall’olio di pesce (EPA e DHA) e dall’acido carnosico e dal carnasolo presenti nel rosmarino.

Per quanto tempo un organismo può reggere in uno stato infiammatorio cronico? Non esiste un’unica risposta: la diversità individuale insita in ciascuno di noi fa sì che la comparsa di vere patologie possa essere precoce o ritardata. Il fatto però di essere oggi a conoscenza di questi meccanismi ci consente di fare della vera prevenzione che è l’arma vincente dei professionisti della salute.

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