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Drogati di cibo

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Ho letto con interesse una intervista al prof. Armando Piccinni autore del libro “Drogati di cibo. Quando mangiare crea dipendenza” di cui traggo alcuni spunti.

Il cibo è indispensabile per la vita ma riguardo al comportamento alimentare esistono due differenti finalità: esiste un appetito alimentare che deve essere soddisfatto per nutrirci e sostenerci e un appetito “edonico” che serve a sentirci meglio in un momento di tristezza o di ansia oppure a festeggiare un momento di gioia oppure a consolarci e a confortarci. Mentre la prima tipologia di fame si placa dopo aver introdotto una sufficiente quantità di cibo, nel secondo caso il soddisfacimento o per meglio dire la sazietà può arrivare molto tardi o addirittura quando cessa la capacità meccanica di introitare del cibo. Il risultato è un introito calorico eccessivo che diventerà la causa, a lungo andare di sovrappeso e obesità perché chi mangia per provare piacere tende a consolarsi con cibi golosi e gustosi a base di zuccheri e grassi.

Tutti dipendiamo dal cibo per sopravvivere ma la dipendenza patologica è una condizione diversa che ci lega a uno o più cibi in modo anomalo che porta a consumarli in maniera compulsiva  e ripetitiva. La sospensione degli stessi determina una condizione di astinenza con umore depresso, ansia, nausea, stanchezza, irrequietezza, giramenti di testa. Esiste una scala di gravità nel rapporto di dipendenza dal cibo e la distinzione avviene tra food craving e food addiction.  Di cosa si tratta? Il craving è una condizione soggettiva che la persona che ne è affetta riconosce (= desiderio intenso e impellente di assumere un determinato cibo), l’addiction, invece, è una condizione in cui la ricerca di cibo è talmente pervasiva da interferire e ostacolare il normale funzionamento dell’individuo (= compulsione a consumare l’alimento oggetto di dipendenza, perdita di controllo durante l’assunzione, uso continuativo nonostante le conseguenze negative).

Esistono cibi con maggiore rischio di indurre dipendenza? Oggi esistono cibi industriali progettati per essere iperappetibili, ossia talmente piacevoli e gustosi da avere la capacità di creare con maggiore facilità dipendenza in una ampia fascia di popolazione. Nella fabbricazione dei dolciumi, che sono sicuramente gli alimenti maggiormente coinvolti in questo tipo di processi, sono assegnate precise percentuali quantitative dei 3 elementi fondamentali: zucchero, grassi e sale. Il risultato può essere un’esperienza gustativa talmente piacevole da lasciare una  traccia  fortissima nella memoria gustativa e il desiderio di ripetere al più presto l’esperienza.

I sistemi coinvolti a livello cerebrale sono il circuito di renard, una struttura in grado di percepire il piacere e portarlo a livello della coscienza. La sostanza chimica utilizzata è la dopamina, il cosiddetto neurotrasmettitore del piacere; l’altro sistema coinvolto è il sistema oppioide che media la gratificazione dopo che lo stimolo è stato consumato. Più la soglia del sistema è bassa più alta è la possibilità di sviluppare dipendenza da una o più sostanze alimentari.

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