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Gli alimenti funzionali

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La consapevolezza degli Italiani per l’importanza dell’alimentazione è elevata, non solo per la preziosa cultura gastronomica, considerata una delle più ricche del mondo, ma anche per i controlli sanitari che sono tra i più scrupolosi.

Il desiderio di poter disporre di alimenti capaci di apportare benefici alla salute ha introdotto il termine di “alimento funzionale”, ossia di un alimento che oltre a rappresentare una fonte di energia connessa con il contenuto di nutrienti (glicidi, proteine e lipidi), può contribuire a migliorare i parametri fisiologici e/o ridurre il rischio di insorgenza di patologie attraverso l’apporto di minerali, vitamine e composti fitochimici.

Consultando il testo “Alimentazione e qualità della vita” si vede come gli alimenti funzionali vengano suddivisi in 4 categorie, elencate qui di seguito:

  1. Alimenti trasformati in modo da valorizzare alcune proprietà favorevoli (es. alimento con ridotto tenore di grassi o molto ricchi in sostanze antiossidanti)
  2. Alimenti con ingredienti aggiunti per esaltare alcune proprietà (es. patate al selenio)
  3. Nuovi alimenti prodotti attraverso l’impiego di biotecnologie con lo scopo di valorizzare alcune capacità metaboliche per la produzione di fitochimici utili nelle piante e negli organismi
  4. Alimenti caratterizzati dall’avere funzioni superiori ad altri

Il termine di “alimento funzionale” è stato coniato nel 1989 da Stephen De Felice per indicare una copresenza di proprietà nutrizionali e farmaceutiche. Alcune tra le molecole rinvenibili negli alimenti nutraceutici sono: la curcumina (dalla radice di curcuma, funzione antitumorale e antiinfiammatoria), il resveratrolo (dall’uva, con funzione antitumorale e di protezione dell’apparato cardiovascolare), la capsaicina (dal peperoncino, con funzione analgesica e antiinfiammatoria), l’epigallocatechina 3 gallato (dal tè verde, con funzione antiossidante), l’indolo 3 carbinolo (dal cavolo, con funzione antitumorale), la genisteina (dalla soia, con funzione fitoestrogenica), il licopene (dal pomodoro, con funzione antitumorale e di protezione dell’apparato cardiovascolare). L’elenco potrebbe proseguire oltre. I principi attivi citati svolgono una duplice funzione: da un lato risultano essere protettivi per la pianta, dall’altro agiscono come difensori della salute umana esercitando un’azione antiossidante, detossificante, antibatterica, vasodilatatrice, antiinfiammatoria  e antitumorale. Una delle caratteristiche più interessanti è l’attività antiossidante. Durante il normale metabolismo cellulare vengono prodotte numerose specie “pericolose” definite tecnicamente specie attive dell’ossigeno (ROS) che, se non adeguatamente processate, possono dare luogo a reazioni a catena che esitano in un danno infiammatorio. La cronicizzazione dello stato infiammatorio fa da cornice comune a molte patologie tra cui diabete, patologie cardiovascolari e degenerative. I composti antiossidanti, in virtù delle loro proprietà chimiche, sono caratterizzati da una forte tendenza a reagire con i ROS e a proteggere la membrana cellulare dallo stress ossidativo.

Il fatto che questi principi si trovino in una matrice alimentare gioca un ruolo fondamentale nel modulare l’attività fisiologica dei composti nutraceutici, in virtù della presenza di un ruolo sinergico sia dei composti che dei meccanismi di azione.

Una costante assunzione giornaliera di alimenti di origine vegetale rappresenta un requisito fondamentale per garantire molecole ottimali ad apportare salute e benessere all’organismo.

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