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Le alterazioni dell’omocisteina e aspetti nutraceutici

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L’omocisteina è un amminoacido contenente zolfo che si forma in seguito alla trasformazione enzimatica della metionina, un altro aminoacido solforato presente negli alimenti proteici (latticini, carne, legumi, uova).

Se presente in eccesso nel circolo sanguigno (iperomocisteinemia o HHcy) l’omocisteina causa danni al sistema cardiovascolare indipendentemente dalla presenza di fattori predisponenti. Valori superiori a 10 mmoli per litro si correlano ad un aumentato rischio di aterosclerosi, ictus e infarto al miocardio, decadimento mentale, Alzheimer, fratture spontanee. La concentrazione di omocisteina nel plasma è dovuta all’interazione di fattori genetici, fisiologici ed acquisiti (dieta povera di vegetali, farmaci, malattie ereditarie ecc.). L’organismo si difende dall’eccesso di omocisteina grazie alla vitamina B9 o acido folico: un micronutriente di origine perlopiù vegetale che ha la capacità di neutralizzarne gli effetti negativi. La vitamina B9 o “folato”, dal momento della sua scoperta come fattore protettivo dell’anemia macrocitica, è coinvolta nella sintesi degli acidi nucleici (DNA e RNA), nella depressione, nell’Alzheimer, in alcune forme neoplastiche dell’intestino ed è strettamente correlato alla vitamina B12. Il suo deficit nell’insorgenza delle malattie del tubo neurale, ormai noto da tempo, ha determinato, in alcune nazioni, la fortificazione delle farine di più comune impiego per aumentare, in tutta la popolazione, i bassi livelli nell’organismo di tale vitamina secondari soprattutto allo scarso consumo di legumi, vegetali, frutta. Infatti mangiando normalmente pasta, riso, pane, carne, pesce, uova, latte, si introducono solo 100 microgrammi di acido folico: devono pertanto essere introdotti altri 300 microgrammi circa per soddisfare il fabbisogno di un soggetto normale. In tale condizione è necessario mangiare a pranzo una porzione di insalata tipo lattuga (70 g = 45 mcg) e una porzione di zucchine a cena (300 g = 156 mcg) oppure una porzione di insalata mista a pranzo (80 g = 15 mcg) e una porzione di spinaci a cena (250 g = 375 mcg)per mantenere livelli sierici di 5-10 nanogrammi/ml in forma di acido metil – tetraidrofolico. Non sempre questo avviene e condizioni di deficit si possono verificare per assunzione di anticoncezionali, barbiturici, diarrea cronica, processi infiammatori e/o di malassorbimento intestinale ed epatico. Ricordo che la dose di folato che consente di migliorare la funzione endoteliale è generalmente superiore a quella sufficiente per controllare l’omocisteina.

I folati, quindi, rientrano nell’ambito dei “functional food” o dei “nutrigenomics” in quanto condizionando il polimorfismo dei singoli nucleotidi di parecchi geni condizionano il rischio e/o l protezione di alcune patologie.

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