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L’impronta ecologica e l’alimentazione

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Immaginiamo di racchiudere una città sotto una campana di vetro che lasci entrare la luce ma impedisca alle cose materiali di qualunque genere di entrare o uscire. Perché i cittadini possano continuare a vivere, la cupola dovrebbe coprire una quantità di terreno (composto da zone agricole, foreste, fiumi, …) contenente le risorse necessarie per produrre energia, alimenti ed altri beni nonché assorbire i rifiuti e l’inquinamento prodotto. Questa immagine è il modo più semplice per comprendere il concetto di impronta ecologica; la quantità di superficie coperta dalla cupola corrisponde all’impronta ecologica della comunità che vive sotto di essa. E’ evidente che se i cittadini che vivono sotto la cupola consumano molte risorse (per esempio mangiano molto) l’impronta ecologica di ognuno di essi aumenta notevolmente.

In altre parola l’impronta ecologica è un indice statistico usato dagli esperti e dalla Commissione Europea per misurare – in metri quadrati globali – “quanta natura consumiamo”.

L’alimentazione è responsabile del 25% dell’impatto che ciascuno di noi ha sull’ambiente. Gli alimenti vengono prodotti con uno specifico ciclo di vita di cui occorre considerare la produzione, la trasformazione, il tipo di distribuzione fino al consumo da parte del cittadino e la gestione degli scarti e tutto ciò ha un impatto sull’impronta ecologica.

Le seguenti considerazioni sono quelle che un cittadino responsabile dovrebbe osservare per quanto riguarda la sostenibilità ecologica:

  1. Comprare cibo che viene prodotto localmente: tanto più l’azienda è vicina al consumatore tanto minore sarà il combustibile necessario per trasportare il cibo al tavolo. Anche se le importazioni dall’Australia sono solo il 10% della frutta e della verdura fresca consumata in un anno, la vastità del paese comporta che il cibo viaggi su lunghe distanze richiedendo refrigerazione e conservazione
  2. Acquistare dai produttori locali
  3. Piantare un orto e far crescere il prodotto fresco: coltivare la propria frutta e verdura riduce l’energia usata e i rifiuti che si producono normalmente per portare gli alimenti dal campo al nostro piatto (trasporto, refrigerazione, imballaggio)
  4. Evitare alimenti trasformati: la produzione di alimenti trasformati utilizza grandi quantità di energia, acqua e materiali nella produzione, imballaggio e refrigerazione generando maggiori quantità di rifiuti
  5. Mangiare cibi di stagione: l’acquisto a livello locale di cibo significa una riduzione di energia usata nello stoccaggio e meno imballaggi obbligatori per conservare i prodotti freschi
  6. Acquistare cibi biologici: le coltivazioni organiche risparmiano fino al 40% di energia e aiutano a sostenere la fauna selvatica, minacciata da pesticidi e fertilizzanti
  7. Scegliere, quanto possibile, alimenti senza confezione: lo smaltimento dell’imballaggio ha ulteriori impatti negativi sull’ambiente
  8. Mangiare meno carne e più alimenti di origine vegetale: grandi quantità di energia sono richieste per coltivare, raccogliere i mangimi, per il trasporto e macellazione degli animali, il confezionamento delle carni e la conservazione in frigo
  9. Non sprecare il cibo

Un invito alla riflessione: la quantità di acqua necessaria per produrre un kilo di cibo varia da 500 litri per le patate a 1350 per il frumento, a 2000 per la soia, a 3500 per il pollo e a 16000 per un manzo!

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Permalink link a questo articolo: https://www.katieguarato.it/limpronta-ecologica-e-lalimentazione/