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Piante spontanee (fitoalimurgia)

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Alimentarsi grazie al riconoscimento ed alla raccolta delle piante spontanee (fitoalimurgia) è possibile in ogni momento dell’anno. In un passato recente la raccolta di erbe spontanee e commestibili da impiegare per la preparazione delle pietanze rappresentava la norma. Le erbe selvatiche possiedono profumi e sapori che non troviamo comunemente nelle verdure in commercio.  Quali sono le erbe selvatiche più comuni “buone da mangiare”?

  • Cardo mariano (Sylibum Marianum): il nome mariano (o latteo) deriva dal racconto cristiano secondo cui le foglie della menzionata pianta furono macchiate di bianco dal latte della Madonna mentre nascondeva il figlio Gesù dai soldati di Erode. In epoca più recente era il simbolo della casa reale degli Stuart d’Inghilterra. E’ una pianta molto diffusa nel Nord e nel Sud Italia e molto amata soprattutto dai contadini a causa dei suoi spini robusti che procurano graffi. il cardo mariano annovera fra le sue proprietà quella di decongestionante epatico, colagogo (favorisce l’escrezione della bile), diuretico, febbrifugo (abbassa la febbre).
  • Vitalba (Clematis Vitalba): in Italia è presente su tutto il territorio sino a circa 1300 m in incolti, boschi di latifoglie, macchie temperate. E’ una pianta rampicante infestante che si incontra facilmente avviluppata ai tronchi degli alberi. Viene usata in cucina utilizzando i germogli primaverili per le frittate (“frittata di vitalbini“). A causa delle tossine comuni alla famiglia delle Ranuncolacee è consigliabile non consumarne grosse quantità. Bisogna utilizzare esclusivamente le parti molto giovani della clematide in cui la concentrazione delle sostanza tossiche è molto bassa. passato veniva chiamata “erba dei cenciosi” in quanto i mendicanti erano soliti procurarsi irritazioni ed ulcerazioni con le foglie di questa pianta allo scopo di impietosire i possibili donatori. Questa pianta è inoltre annoverata come rimedio nei fiori di Bach con il nome di Clematis suggerita a chi sogna ad occhi aperti, è indifferente alla vita e fugge dalla realtà.
  • Ortica (Urtica Urens e Urtica Diona): è una delle erbe selvatiche più conosciute e viene usata per le sue qualità officinali e tessili. Le ortiche sono usate in cucina dai tempi dei Greci e dei Romani  in tutta Europa, e costituiscono ancor oggi un alimento diffuso nelle aree rurali. Nella medicina popolare queste piante hanno trovato impiego sin dagli antichi Egizi. Le applicazioni sfruttano le proprietà stimolanti e irritanti dei peli, e includono il trattamento di anemie, reumatismi, artriti, eczemi e asma, infezioni della pelle e dolori intestinali, oppure tradizionalmente impiegate come shampoo o contro le emorroidi. L’uso medicinale di U. dioica e U. urens è stato scientificamente comprovato contro artriti, reumatismi, riniti allergiche e per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna.

Ecco una ricetta di Katia Brentani, scrittrice di racconti e romanzi brevi nonché di ricette con erbe e fiori

Confettura di cardo mariano: ingredienti : 1 kg di radici di cardo mariano, 2 spicchi di aglio, 1 limone, acete di mele, q.b. olio extravergine di olive q.b., sale e pepe. Procedimento: pulire il cardo mariano e conservare sole le radici (le foglie si possono cucinare al forno o utilizzare per preparare una frittata). Lavare le radici in acqua resa acidula dal limone e tagliarle a pezzetti regolari, lunghi circa 4 cm. Far bollire le radici in acqua salata a cui va aggiunto un bicchier e di aceto di mele per 20’. Una volta cotti si scolano e si lasciano raffreddare su un canovaccio. Frullare le radici con aglio e un pizzico di sale, aggiungendo olio di oliva a filo, fino a  quando non risulta un composto cremoso. Mettere la confettura in vasi sterilizzati. Per una buona sterilizzazione i vasi ben chiusi vanno posti in una pentola alta a capiente, con l’acqua che deve superare di almeno 3 cm. La capsula di chiusura dei barattoli. Quando l’acqua bolle abbassare la fiamma e far sobbollire per 30’. Lasciare intiepidire i vasi prima di toglierli dalla pentola e asciugarli. Appena freddi metterli in un luogo fresco e al buio.

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