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Rapporto tra macrobiota umano e l’invecchiamento

Il microbiota umano (termine sostitutivo dell’ormai obsoleta definizione Flora Batterica) è un ecosistema complesso caratterizzato da una dinamica di reciproca interazione con l’ospite. Contiene geni e metaboliti biologicamente rilevanti che condizionano lo sviluppo della mucosa dell’ospite e dell’omeostasi. La perdita dell’equilibrio può essere implicata nella genesi di diverse patologie e nella perdita di alcune funzioni trofiche  e metaboliche. Il microbiota va considerato come un vero e proprio organo.

I batteri contenuti nel distretto intestinale sono numerosissimi: infatti il loro numero corrisponde a 10 volte il numero delle cellule eucariote presenti nel corpo umano. Anche il numero delle specie è molto elevato: ci sono circa 500 diverse famiglie di batteri, alcune dei quali difficilmente isolabili in vitro perché anaerobi obbligati. La distribuzione batterica nel tratto gastroenterico è molto diversificata: il pH particolarmente acido dello stomaco inibisce quasi del tutto la crescita batterica. La presenza di microrganismi si incrementa a partire dal tenue; oltre la valvola ileo cecale si raggiungono concentrazioni batteriche pari a 10(11)-10(14) UFC/ml. Infine nel colon il 99% del microbiota è anaerobio e costituisce il 35-50% del volume del colon.

 

Il microbiota è in grado di svolgere funzioni cruciali per la salute dell’ospite quali la digestione di carboidrati complessi di origine vegetale, la produzione di vitamine (acido folico, vitamine gruppo B, vitamina K), acidi grassi a catena corta, l’interazione con il sistema immunitario, la regolazione di alcune vie di segnalazione extracellulare, la competizione di alcuni organismi opportunisti, l’assorbimento di alcuni ioni (Fe++, Ca++,Mg++) e la degradazione del muco endogeno. Gli acidi grassi a catena corta (acido acetico, acido propionico, acido butirrico) svolgono un ruolo fondamentale nel differenziamento e nella proliferazione delle cellule epiteliali intestinali.

Si stima che il 70% di microrganismi che compongono l’ecosistema intestinale non sia coltivabile in laboratorio. Di conseguenza lo sviluppo e l’utilizzo di tecniche molecolari basate sulla sequenza del gene dell’RNA ribosomale 16S, risulta indispensabile per una più completa ed esaustiva caratterizzazione del microbiota. Lo sviluppo delle tecniche biomolecolari ha reso possibile, negli ultimi anni, lo studio su larga scala delle modificazioni che intervengono in un sistema complesso  dinamico come quello intestinale in seguito all’invecchiamento e alla patologie. Secondo uno studio pubblicato su Nature esiste una relazione tra salute della flora batterica intestinale e salute globale negli anziani. Paul O’Toole, autore dello studio, ha dichiarato “i nostri risultati indicano che gli anziani, indipendentemente dal loro stato di salute e dal patrimonio genetico (eventuali condizioni ereditarie) potrebbero o meno beneficiare di scelte alimentari che hanno un impatto sul loro ecosistema intestinale batterico. Si può pensare alla dieta come a un altro fattore ambientale che può influire sulla salute e che può promuovere un invecchiamento sano. Nello studio, condotto su 178 soggetti anziani (età media 78 anni), le differenze nella flora batterica sono state associate con differenze nella dieta, anche se non è chiaro se la dieta sia responsabile del numero e del tipo di batteri della flora e dello stato di salute o viceversa.

Inoltre ha dichiarato O’Toole “alcuni studi hanno dimostrato che i batteri intestinali possono parlare al cervello sintetizzando composti che colpiscono l’asse cervello-intestino. Una teoria interessante è che i batteri alterati nei soggetti più anziani potrebbero avere un impatto sulla funzione cognitiva o sullo stato d’animo”

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