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Il pasto dello yogi

Più la dieta è sana e pura più c’è limpidezza interiore” recita la Bhagavad Gita, uno dei testi più importanti della cultura induista. E ancora “Lo yogi che pone fine alla sofferenza è per colui che è misurato nel cibo …” Moderazione e cibi sani sono dunque ritenuti in questa cultura una premessa fondamentale per raggiungere uno stato armonioso, sereno ed equilibrato, indispensabile per il benessere psicofisico alla base della pratica yoga. La scienza moderna conferma.

Gli insegnamenti degli yogi praticati negli Ashram ci portano però a una visione più ampia rispetto a quella occidentale. La qualità degli alimenti, infatti, non viene collegata agli aspetti nutritivi come vitamine, minerali, calorie, ma anche e soprattutto ad energie più sottili derivate dall’ambiente, dalle modalità di coltivazione e di preparazione, dall’atteggiamento emotivo con cui si affronta tutto il percorso che ci conduce a tavola. Il cibo sorgente irrinunciabile di rinnovamento, condiziona in modo significativo il fluire armonioso della nostra vitalità e nel contempo, come una sorta di cordone ombelicale che ci unisce all’universo consentendoci uno scambio continuo di energie. Questa chiave di lettura aiuta a non cadere nel retaggio delle ossessioni salutiste, che rischiano di farci vivere il corpo come un limite, un nemico da combattere.

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