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Nutrizione e fitoterapia

Nutrizione e fitoterapia

n1

Fin dall’antichità l’uomo imparò a riconoscere ed usare le erbe spontanee per nutrirsi e curarsi. Nel corso dei millenni, in tutti i continenti, le più antiche civiltà selezionarono le varie specie e tramandarono oralmente le loro conoscenze, fino agli Egizi, profondi conoscitori di erbe, che per primi codificarono l’uso delle varie parti delle piante e ne trasmisero i segreti  ai Greci e ai Latini e questi ai popoli Europei.

Nel Medioevo si perse quasi completamente la pratica dell’utilizzo delle erbe, ma nel Rinascimento, con l’approfondimento degli studi e la scoperta di nuovi mondi con piante sconosciute, si svilupparono ulteriormente le conoscenze acquisite.

Negli ultimi anni l’uso delle erbe è ritornato alla ribalta fino alla riscoperta di alimenti naturali e di preparati fitoterapici atti a migliorare il nostro stato di benessere.

Di seguito propongo una rassegna delle piante di cui è vagliata l’efficacia da studi scientifici:

Alghe (Fucus Vesiculosus, Undaria Pinnatifida, Laminaria cloustoni)

Le alghe vengono comunemente utilizzate per il loro effetto sul metabolismo basale, in particolare per ridurre il sovrappeso. Entrambe le specialità erboristiche contengono fuco xantina, i cui meccanismi di azione sono i seguenti:

  • Inibisce la differenziazione dei preadipociti e stimola l’attività termo genica, riducendo così la deposizione di grasso addominale
  • Stimola l’espressione della proteine UCP1 direttamente dal grasso bianco in modo da stimolare l’attività termo genica
  • Sopprime l’accumulo dei lipidi intracellulari nei preadipociti e riduca l’attività del glicerolo 3 fosfato deidrogenasi (GPDH)
  • Stimola la produzione epatica di acido docosaenoico (DHA), influenzando così l’assetto lipidico in soggetti diabetici e obesi

Inoltre Il Fucus vesiculosus ha dimostrato nei test di esercitare una attività di riduzione della glicemia e del contenuto di trigliceridi nel sangue; se viene somministrato alla dose di 5 mg/kg nel coniglio, il Fucus vesiculosus determina una significativa riduzione della glicemia, che diventa ancora più evidente nel soggetto diabetico.

Alcune ricerche, svolte di recente, hanno scoperto sulla superficie del Fucus vesiculosus alcuni batteri marini capaci di produrre antibiotici, con una struttura chimica completamente nuova, rispetto a quelli conosciuti e che sono attivi sullo Staphylococcus aureus, sulla Pseudomonas aeruginos, sull’Escherichia coli.

Il Fucus vesiculosus  e la Laminaria cloustoni stimolano il metabolismo in virtù del loro contenuto in iodio.

Da un punto di vista fisiologico, esiste una stretta correlazione tra la funzionalità del metabolismo basale e l’attività della tiroide ed il conseguente livello di ormoni tiroidei tiroxina e triiodiotironina (T4 e T3) i quali attivano all’interno dei mitocondri un processo denominato fosforilazione ossidativa che corrisponde alla produzione energetica da parte del mitocondrio stesso. La presenza di un corretto dosaggio ormonale di T3 e T4 stimola per tanto il metabolismo basale ad utilizzare una maggiore quantità di energia per i processi metabolici correlati alla riduzione della massa grassa.

L’utilizzo di alghe è controindicato in chi soffre o ha sofferto di disturbi tiroidei di qualunque natura e, in particolare, di malattie associate a un’iperattività della ghiandola (per esempio, il morbo di Basedow).

Inoltre, non devono assumere alghe le persone cardiopatiche, specie se affette da aritmie che accelerano il ritmo cardiaco (tachicardie), fibrillazione atriale o ipertensione arteriosa.

Il loro impiego non è indicato in gravidanza né durante l’allattamento e non dovrebbero essere usate nei bambini, in particolare prima dei dieci anni.

Bambou tabashir (bambousa aroundinacea)

Il bambù è una pianta dalle concrezioni silicee per eccellenza. Il silicio è un oligoelemento che a causa del trattamento di denaturazione degli alimenti è sempre più carente nella nostra alimentazione. Esso interviene nei processi di mineralizzazione ossea e di formazione del tessuto connettivo. Il bambù contiene il 77% di silicio e risulta essere un equilibratore del metabolismo degli oligoelementi e dei minerali attenuando depressioni spesso collegate a tali carenze. Gli studi scientifici in merito dimostrano come sia efficace nel trattamento di artrosi, fragilità articolare e cartilaginea.

Crisantello Americano (Chrysanthellum Americanum)

Gli studi farmacologici e tossicologici confermano e precisano proprietà angioprotettrici, antiinfiammatorie e antiaggregante piastrinica. L’azione più importante e qualitativamente significativa è quella coleretica.  Paragonato al Cardo Mariano per l’azione epato-protettiva si è dimostrato nettamente superiore, perché oltre a proteggere l’epatocita dai vari tossici metabolici è più attivo nei confronti dell’alcool etilico. Altro aspetto importante è che la pianta agisce sul citocromo P 450, come induttore enzimatico di questa proteina, vera chiave di volta della biotrasformazione e degradazione delle sostanze endogene ed esogene che subiscono il processo di ossidazione e idrossilazione. Numerosi studi dimostrano che la pianta possiede una buona attività antiperossidante dovuta al suo ruolo di chelante dei radicali liberi, che sono i maggiori responsabili delle alterazioni di membrana dell’epatocita. Ai flavonoidi spetta inoltre la peculiarità di orientare il glucosio sulle vie a più alto rendimento energetico. In tale maniera si realizza un rilancio energetico dell’epatocita e di conseguenza una stimolazione delle funzioni maggiori del fegato.

Desmodio (Desmodium adscendens)

Il  Desmodio è detto “pianta del fegato”, non ha un’azione colagoga o coleretica ma è in grado di rigenerare le cellule epatiche e stimolare la funzionalità del fegato senza irritarlo. La pianta, di origine africana, viene raccolta dopo la fioritura quando contiene il maggior numero di sostanze attive (alcaloidi), aminoacidi liberi (prolina) e acidi grassi liberi che contribuiscono alla rigenerazione epatica.

Fico comune (Ficus carica)

Della pianta si utilizzano soprattutto le gemme macerate in acqua  e glicerina in modo da ottenere un preparato utile per le patologie gastrointestinali.

Dai frutti acerbi, dalle foglie e dai germogli deriva un lattice bianco che contiene un importante principio attivo, la ficina, che agisce su lipasi, diastasi e proteasi. La ficina, associata all’acido glutammico,  che è contenuto nelle foglie, rafforza il sistema nervoso. Per questo motivo il prodotto erboristico può trovare impiego nei disturbi digestivi derivati dalle somatizzazioni dell’ansia.

Fieno greco (Trigonella foenum graecum)

Della pianta si utilizzano i semi che contengono:  saponine steroidee (diosgenina), alcaloidi, flavonoidi, fibre, vitamine, sali minerali, proteine, polisaccaridi. E’ da sempre conosciuto apprezzato come ricostituente, antianemico, anabolizzante e antiulcera, ipolipemizzante (effetto dovuto alle saponine) ed ipoglicemizzante.

I preparati di fieno greco non devono essere utilizzati in gravidanza poiché aumentano la contrattilità uterina.

Finocchio marino (Crithmum marinum)

È una pianta commestibile che si sposa bene con il pesce. Nella zona di Ancona la pianta è conosciuta con il nome di “paccasassi” ed è molto apprezzata come contorno per piatti di pesce, per condire la pasta o anche la pizza;  nel Salento si usa anche sott’aceto e viene chiamata “salissia”.

Gli studi scientifici mostrano che la pianta medicale contiene numerosi sali minerali (soprattutto a base di potassio). E’ uno stimolante epatico, favorisce il drenaggio generale dell’organismo, ha un’azione diuretica e depurativa, è efficace come regolatore tiroideo (grazie allo iodio contenuto) e consente di migliorare il metabolismo di zuccheri e grassi.

Gymnema Sylvestris

Le foglie di Gymnema contengono una miscela di almeno nove acidi glicosidici a struttura molto simile, il cui componente più attivo è l’acido gymnemico A1, che svolge un’azione ipoglicemizzante attraverso due meccanismi principali: inibisce l’assorbimento degli zuccheri a livello intestinale e stimola la trasformazione metabolica del glucosio a livello cellulare. Gli studi hanno dimostrato che questo principio attivo possiede una molecola simile a quella dello zucchero, ma più grossa, per cui si lega ai recettori intestinali, adibiti all’assorbimento del saccarosio, bloccandoli reversibilmente. Tale blocco si verifica velocemente e permane per molte ore soprattutto se le dosi sono ripetute nell’arco della giornata, impedendo per il 50% l’assorbimento dello zucchero. L’assunzione di Gymnema è quindi indicata in caso di iperglicemia alimentare o diabete. L’etimologia del nome “gymnema” deriva da “Gur mar”, termine che, tradotto letteralmente dalla lingua Hindu, significa “mangia zucchero”. Non a caso, nell’antica medicina popolare, si consigliava di masticare le foglie di gymnema per ridurre la glicosuria.

Gli studi scientifici mostrano che la pianta ha la capacità di eliminare la percezione del gusto dolce.

Ad ogni modo, gli impieghi fitoterapici di questa pianta non sono limitati alla mera riduzione del diabete: si ritiene, infatti, che gymnema sia efficace anche nel trattamento di emorroidi, deficit cardiaci e difetti oculari (opacizzazione del cristallino, della cornea, ecc.).

Ispaghul (Plantago Ovata)

Come evidenziato dagli studi scientifici pubblicati i componenti principali della pianta medicinale sono:  le mucillagini, gli acidi grassi (linoleico, oleico e palmitico) e gli amidi.  “Le mucillagini sono sostanze amorfe costituite da polisaccaridi eterogenei che con acqua danno soluzioni colloidali non adesive (a differenza delle gomme). Sono molto diffuse in natura e vengono estratte dalle piante che le contengono con acqua calda o bollente ma non sono ancora esattamente definite dal punto di vista chimico.
Le mucillagini sono difficilmente conservabili, pertanto vengono commerciate le droghe che le contengono come Altea, Malva, Calendula, Aloe, Psillio, Lino, Ispaghul. L’azione farmacologica è legata alla capacità di rigonfiarsi in acqua producendo masse plastiche o dispersioni viscose che, se ingerite, possono avere azione lassativa meccanico-osmotica. Usate esternamente in impacchi hanno azione protettiva e antiinfiammatoria su cute e mucose lese. Nella pratica fitoterapica le mucillagini sono sicure e hanno poche controindicazioni, si possono utilizzare efficacemente nei casi di stitichezza associata a stati infiammatori e nella stitichezza in gravidanza”. (tratto da Capasso-Grandolini “Fitofarmacia”).

La pianta medicinale ha un’azione emolliente che ne consente l’utilizzo sia per le infezioni delle vie urinarie sia per le infezioni dell’apparato respiratorio.

Lapacho (Tecoma Curialis)

Contiene circa 18 chinoni appartenenti a due classi: antrachinoni e naftochinoni (lapacholo e i derivati ad esso correlati); inoltre contiene: quercitina, saponine steroidiche, alcaloidi, coenzima Q10, carnasolo e indoli. Gli studi pubblicati sulla pianta medicinale mostrano che essa è efficace soprattutto per le infiammazioni a livello di stomaco e intestino. Gli esperti in fitoterapia la utilizzano per invertire l’acidosi cellulare. Questo è un aspetto fondamentale per la ricerca del benessere: il nostro corpo ha bisogno di basi!

 

Latte di giumenta

Illatte di giumenta veniva considerato dai cinesi più di 400 anni fa come una medicina miracolosa, gli Egiziani, i Romani ed i Greci lo ritenevano un elisir di salute, di bellezza e di lunga vita,  mentre i re d’Oriente credevano fosse un rimedio inviato direttamente da Allah per migliorare e ripristinare la salute del corpo e dell’anima. Il latte di giumenta ha una composizione molto simile al latte materno: contiene, infatti, i composti proteici, le glicoproteine, che non sono presenti per esempio nel latte di mucca o di capra.

Il latte di giumenta, grazie alle sue caratteristiche, è indicato nella cura delle malattie cutanee (psoriasi, acne, dermatosi allergiche), dei disturbi gastrointestinali, per ricostruire la flora intestinale e per aumentare le difese immunitarie.

Il latte di giumenta contiene rame, ferro, zinco, vitamine (A,C, B1, B2, B6, B12) e immunoglobuline di classe IgA.

Può essere d’aiuto nella cura di dissenteria, di vomito, di stitichezza, di gastrite e di infiammazioni delle mucose dello stomaco e dell’intestino.

Nopal (Opuntia Ficus Indica)

Il Nopal, o Fico d’India, o Opuntia è stato un alimento messicano fin dal tempo degli Aztechi.
Questo cactus spinoso dalla foglia piatta appena 50 anni fa era una pianta quasi dimenticata.

Come evidenziato dagli studi scientifici la pianta medicinale contiene fibre, 17 aminoacidi di cui 8 essenziali, vitamina (A,C, B1,B2,B3) e minerali (calcio, magnesio, sodio, fosforo, potassio e ferro). Agisce come regolatore della glicemia. Infatti recenti ricerche pubblicate dall’American Diabetes Association dimostrano che l’aggiunta del Nopal alla prima colazione messicana tradizionale in soggetti diabetici ha indotto una riduzione della concentrazione nel glucosio dopo il pasto.

L’alto contenuto di fibre dà senso di sazietà favorendo il calo ponderale e migliorando il transito intestinale.

Papaia fermentata

E’ un frutto esotico della famiglia delle Caricacee, noto perché ricco di vitamine, calcio, potassio, acido folico, aminoacidi liberi, acidi grassi polinsaturi, sali minerali, oligoelementi, fibre ed acqua. Inoltre favorisce la diuresi, per cui aiuta ad eliminare i liquidi implicati nella manifestazione dei fenomeni di ritenzione e cellulite.

La papaia contiene inoltre un enzima noto come papaina che aiuta a facilitare la digestione e a limitare i disturbi di stomaco, ha azione antiossidante ovvero riduce l’azione dei radicali liberi e di conseguenza ha azione antinvecchiamento. Nei paesi del centro America è considerato un rimedio antibiotico e vermifugo, mentre in Occidente si conosce e si utilizza la papaina come singola sostanza di carattere proteico.

Schisandra Chinensis

Gli studi scientifici pubblicati confermano che la pianta medicinale contiene lignani, fitosteroli, oli essenziali e vitamine (in particolare C ed E). Schisandra è uno degli adattogeni più efficaci.

Un gruppo identificato di principi attivi è il dibenzo-cyclo-lignani octadiene, che sembra possedere un potenziale terapeutico contro il danno ossidativo delle cellule nel cervello.

Alcuni studi hanno dimostrato che la Schisandra Chinensis è efficace contro i batteri connessi con disturbi polmonari.

La moderna ricerca cinese suggerisce che i lignani che si trovano nella Schisandra Chinensis, aiutano a rigenerare il tessuto epatico danneggiato grazie all’effetto di riduzione dei livelli ematici di siero glutammico piruvico transaminasi (SGPT).

Shii Take (Lentinula Edodes)

Il nome “shiitake” deriva dalla congiunzione della parola giapponese “shii”, che indica la quercia (uno degli alberi su cui questo micete cresce preferenzialmente), con il termine “take” che significa fungo.

Dal punto di vista nutrizionale è molto prezioso: possiede amminoacidi essenziali, minerali (potassio, calcio, magnesio, manganese, ferro, rame e zinco), vitamine del gruppo B ed ergosterolo, precursore della vitamina D.

Il fungo possiede proprietà immunostimolanti immunomodulanti: i suoi componenti agiscono cioè riequilibrando e rafforzando l’attività del sistema immunitario. In particolare, dallo shiitake è stato isolato il lentinano, un betaglucano (carboidrato ad alto peso molecolare, costituito dall’aggregazione di zuccheri semplici), in grado di sollecitare i macrofagi, i linfociti T e le cellule Natural Killer. Questo fungo risulta utile per:

  • Abbassare il colesterolo
  • Esplicare un’attività protettiva del fegato
  • Combattere alcune infezioni fungine (es. da Candida Albicans)
  • Avere un effetto probiotico
  • Avere azione germicida verso molte specie di Streptococco che si annidano nella placca dentaria
  • Aiutare nelle situazioni di sovraffaticamento fisico e psichico

Tè verde (Camellia Sinensis)

Come pubblicato dagli studi scientifici la pianta medicinale contiene: teina, piccole quantità di teofillina, tannini, flavonoidi, resine, oli essenziali e sali minerali e vitamina C. Viene usato per il trattamento della infezioni dell’apparato digestivo, stimola la secrezione di adrenalina e la liberazione di acidi grassi dai tessuti adiposi. Ha proprietà diuretiche e viene usato in casi di ritenzione ed edemi. I tannini contenuti limitano la produzione di calorie, utile come coadiuvante in regimi dietetici dimagranti.

Zenzero (Zingiber officinalis)

Il nome Zingiber deriva dall’indiano Zingibil, ma la pianta ha tantissimi nomi volgari a seconda del paese ove viene coltivata; secondo alcuni etimologisti l’origine del nome Zingiber deriverebbe dall’Arabo Zind-schabil, che significa radice. Si ritiene che le proprietà medicinali dello Zenzero fossero già note alle antiche culture orientali, dove la droga veniva usata da sola o come componente di rimedi erboristici; inoltre è utilizzata da millenni in India e in Cina anche come spezia alimentare, soprattutto in piatti a base di carne, come condimento o in salse, per la birra e altre bevande fermentate, o per sciroppi e biscotti, e per preparare un Curry particolarmente apprezzato in India. In effetti, lo Zenzero possiede una forte attività antiossidante sui grassi e altri cibi, facilitandone così la conservazione. E’ un energico stimolante per la presenza di un olio essenziale di color giallino dalla composizione molto complessa; la sostanza più importante è chiamata gingerolo e proprio questa dà il sapore intenso alla droga. Studi recenti hanno confermato diverse proprietà di questa radice, ad esempio contro la dispepsia: esso infatti è capace di agire efficacemente su tutto l’apparato digerente, nei casi di inappetenza o di digestione lenta e laboriosa, flatulenza, meteorismo e gonfiore intestinale per le sue proprietà carminative. Ma esso si è dimostrato efficace anche contro il mal d’auto, la nausea e il vomito in gravidanza, e come antispasmodico.  Si sono avute quindi molte conferme sulle proprietà attribuite allo Zenzero dall’uso popolare tradizionale, in particolare sull’effetto antiemetico; esso si è dimostrato anche efficace in caso di reumatismi, gastrite e ulcera, mal di testa, ed è stata anche confermata la sua attività antiossidante. Da studi pubblicati la pianta medicinale è risultata anche epatoprotettiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

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