Gli integratori alimentari

Secondo gli ultimi dati 3 italiani su 4 hanno utilizzato un integratore alimentare almeno una volta nella vita e circa il 505 lo ha assunto lo scorso anno. Il mercato delle “pillole” del benessere è in continua espansione. Un recente studio sviluppato dalla Mailman School of Public Health della Columbia University di New York riportato su Scientific Reports, ha dimostrato che l’assunzione delle vitamine del gruppo B può ridurre l’impatto negativo esercitato sul cuore e sistema immunitario dal PM 2.5, una famigerata polvere sottile, attenuandone gli effetti negativi sulla frequenza cardiaca e pressione arteriosa. Occorre però scegliere con cura il rimedio giusto.

Per esempio se la memoria va in tilt e c’è difficoltà nella concentrazione poiché si sta attraversando un periodo di forte stress e di superlavoro, il cortisolo è l’ormone che va alle stelle deprimendo le funzioni mentali. Per i cinquantenni con le funzioni mentali alle crode a causa del burnout lavorativo sono utili gli integratori a base di ginko biloba. Questa pianta migliora la circolazione cerebrale e il lavoro delle sinapsi, i ponti di collegamento tra un neurone e un altro su cui viaggiano le informazioni. Se alla stanchezza mentale si associa anche quella fisica è bene associare alla ginko biloba anche eleuterococco o ginseng che però sono sconsigliate in chi soffre di ipertensione. Se il calo delle funzioni mentali è associato a un calo dell’umore bene l’integrazione con rodiola rosea, pianta adattogena che abbassa i livelli di cortisolo e aumenta quelli di serotonina, ormone della “serenità”. Anche in questo caso è necessario prestare attenzione: se si assumono antidepressivi della categoria degli SSRI evitare la rodiola perche l’associazione può dare il via ad agitazione ed insonnia.

Se, invece, abbiamo bisogno di sostenere la memoria per “colpa dell’età” si può ricorrere alle vitamine del gruppo B: non deve mai mancare la vitamina B12 che rallenta la degenerazione delle cellule cerebrali e la B1 capace di mantenere in forma il sistema nervoso centrale e favorire il rilascio di acetilcolina, neurotrasmettitore che migliora l’attenzione.

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Disbiosi e disordini del sistema nervoso centrale

La disbiosi intestinale è stata osservata anche in patologie extraintestinali e, in particolare, quelle che interessano l’asse intestino – cervello, influenzando il sistema nervoso centrale (SNC), funzione cognitiva e comportamento.

Vari studi hanno evidenziato che questo avviene mediante un riprogrammazione diretta dell’asse Ipotalamo Ipofisi Surrene (HPA) che una via che viene perturbata da stimoli stresso geni.. E’ noto che disfunzioni enteriche possano causare ansia, depressione e disfunzione cognitiva. I batteri commensali possono influire sul sistema nervoso ed enterico agendo sul GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del SNC coinvolto nella regolazione dei processi fisiologici e psicologici. Alterazioni dell’espressione del recettore GABA sono implicate nella patogenesi di ansia e depressione.

Un batterio che è risultato essere coinvolto nella modulazione dei neurotrasmettitori che derivano da aminoacidi come triptofano e da molecole come serotonina e dopamina, è il Bifidobacterium Infantis. L’efficacia dei probiotici sulla regolazione dell’umore è stata suggerita in un trial con Lactobacillus Casei che ha mostrato un miglioramento dell’umore dei soggetti analizzati rispetto al gruppo di controllo.

L’alimentazione moderna favorisce gli squilibri e le infiammazioni a danno del benessere intestinale perché è caratterizzata da un consumo eccessivo di carboidrati raffinati a discapito di alimenti ricchi di fibre. Inoltre , con il costante aumento dei consumi di cibi confezionati e prodotti raffinati industriali la situazione non può che peggiorare. Anche lo stile di vita con pasti consumati velocemente, in maniera irregolare, mentre si è alle prese con i problemi di tutti i giorni, può influire in modo significativo sul nostro benessere intestinale.

L’equilibrio della flora batterica intestinale è influenzato anche da permeabilità intestinale, presenza di batteri patogeni, parassiti o miceti e, per questo motivo, è necessario avere cura del proprio benessere intestinale attraverso l’acquisizione di uno stile di vita più corretto ed, eventualmente, l’esecuzione di esami come calprotectina fecale e alfa 1 antitripsina, 2 parametri indicativi di infiammazione e permeabilità intestinale.

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Gli alimenti che aiutano a disinfiammare

Lo zenzero (Zingiber Officinalis) è una pianta asiatica usata come spezia aromatizzante di cibi e bevande e per le sue proprietà digestive, diuretiche , antibatteriche e antinfiammatorie e benefiche sull’apparato circolatorio. L’azione antinfiammatoria è attribuita alla inibizione della ciclossigenasi e della 5 – lipossigenasi che comporta una riduzione della sintesi di leucotrieni e prostaglandine.

La curcuma (Curcuma Longa) è una pianta appartenente alla famiglia delle Zenziberacee, ha una lunga tradizione come spezia e come erba medicinale nella medicina cinese e ayurvedica, in particolare come agente antinfiammatorio. Il suo più importante agente attivo è la curcumina, alla quale vengono attribuite diverse attività farmacologiche. La curcuma si è dimostrata efficace nel miglioramento nelle infiammazioni articolari e gastriche, nelle epatopatie e nelle malattie neurodegenerative.

Il radicchio di Treviso (Chicorium Intybus) appartiene alla famiglia delle Compisite, gruppo delle cicorie. Ha proprietà antiossidanti ed è utile contro la psoriasi, diabete di tipo II, obesità, stitichezza e cattiva digestione. Il radicchio rosso contiene soprattutto potassio, ma anche magnesio, fosforo, calcio, zinco, sodio, ferro, rame e manganese; contiene inoltre vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina E, vitamina K. Grazie alla elevata quantità di acqua il radicchio è depurativo. Le fibre contenute nel radicchio sono in grado di trattenere gli zuccheri del sangue e per questo motivo viene indicato in chi soffre di diabete di tipo II. Il radicchio rosso, come tutte le verdure e la frutta di questo colore, è ricco di antiossidanti. Contiene antociani e triptofano: i primi aiutano a prevenire i fattori di rischio cardiovascolare, mentre il secondo aiuta a modulare il sonno.

La Quinoa (Chenopodium quinoa), è una pianta appartenente alle Chenopodiacee. La quinoa non è una graminacea e quindi non contiene glutine, è quindi un alimento adatto alle persone affette da celiachia. Ha parecchie proprietà nutritive. E’ molto ricca di proteine, carboidrati e fibra alimentare. Nella sua composizione sono presenti 2 aminoacidi essenziali: la lisina e la metionina. Quest’ultimo aiuta a controllare il metabolismo dell’insulina. Contiene una buona quota di minerali e vitamine, in particolare magnesio, vitamina C e vitamina E. la quinoa è un alimento particolarmente energizzante. Essendo molto nutriente, il suo consumo è consigliato a donne in gravidanza, bambini, anziani, sportivi, convalescenti. Il suo elevato contenuto proteico la rende un valido sostituto delle proteine animali.

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L’olio di pesce e la salute del sistema nervoso

L’interesse per i possibili effetti positivi dell’olio di pesce deriva dall’osservazione della assai minore incidenza nelle popolazioni Esquimesi ed Inuit con dieta ad alto apporto di pesce di malattie infiammatorie croniche in generale e di aterosclerosi e fenomeni trombotici.

Del resto già nel 1789 una pubblicazione parlava dei benefici dell’olio di fegato di merluzzo nel reumatismo. Nel 1824 emerse l’utilità dello stesso olio nella prevenzione e nella cura del rachitismo.

I pesci grassi dei mari freddi (sgombri, sardine, salmone,…) sono fonti di olio di pesce che contiene acidi grassi omega 3 del tipo EPA e DHA. Mediamente 100 g di tali pesce contengono 1 g di omega 3. Le fonti marine di omega 3 non sono inesauribili e bisogna anche tenere conto del continuo impegno di inquinamento degli oceani svolto dall’uomo. Si è perciò pensato di ricavare EPA e DHA dalle alghe o, ancora senza successo, da piante transgeniche stimolate alla produzione di queste vitali sostanze. In realtà EPA e DHA possono essere sintetizzati partendo da altri omega 3, quelli della famiglia dell’acido alfa linoleico presente nei semi vegetali quali: lino, soya, colza, noci, mandorle, germe di grano. EPA e DHA sono omega 3 a catena lunga. L’EPA ha una catena di 20 atomi di carbonio e 5 doppi legami, mentre il DHA ha una catena di 22 atomi di carbonio con 6 dopi legami. Queste sostanze grasse, in generale, hanno tendenza all’ossidazione e quindi la preparazione generale è in capsule.. gli acidi grassi omega 3 sono metabolizzati a eicosanoidi, molecole con importanti influssi su prostaglandine, trombossani e leucotrieni. Esse sono potenti regolatori della pressione arteriosa, della coagulazione e dell’infiammazione con attività opposta a quella degli acidi grassi omega 6.

Gli acidi grassi essenziali sono indispensabili per il normale sviluppo cerebrale ed una loro carenza può essere associata ad un deficit cognitivo più o meno grave. Risultati incoraggianti si sono ottenuti nella cura delle patologie neurologiche quali schizofrenia e deficit di attenzione. Risultati ancora più interessanti si sono ottenuti nella depressione post-partum, nella depressione adolescenziale e in quella associata alla sindrome bipolare.

Una malattia che pervade devastante la nostra società oggi è la dipendenza, nelle sue multiformi eccezioni (gioco, fumo, droga, alcool, …). Ebbene un cervello più trofico, più nutrito, grazie all’apporto degli omega3, si è dimostrato scientificamente meno esposto a queste abbruttenti abitudini, per le quali non si più agire con la semplice parola sebbene ispirata.

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La colazione antistress


Partire con il piede giusto, rimettendo in moto corpo e mente con efficienza: a questo serve il primo pasto della giornata. E vale ancora di più se si conduce uno stile di vita molto stressante. Chi è sotto stress continua ad avere continui cali di energia, che cerca di compensare consumando zuccheri semplici. Questi, però, causano brusche variazioni della glicemia, che, a loro volta, favoriscono nervosismo, irritabilità, mal di testa, e nuovi attacchi di fame. Un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Diventa, quindi, fondamentale che la colazione fornisca energia di lunga durata per tutta la mattinata. Pane integrale, fiocchi di grano saraceno e quinoa, fette biscottate di farro integrali contengono più fibre dei loro analoghi raffinati e hanno un indice glicemico più basso che permette di mantenere un livello più stabile di zuccheri nel sangue. Sono anche alimenti ricchi di triptofano un aminoacido precursore della serotonina, il famoso ormone del buonumore. Inoltre abbondano di fenilalanina e tirosina, 12 aminoacidi che servono a produrre dopamina, il neurotrasmettitore della gratificazione e vitamine del gruppo B essenziali per favorire la sintesi di entrambi i neurotrasmettitori. I cereali vanno accompagnati da frutta fresca di stagione ricca di vitamine e antiossidanti che contrastano i radicali liberi dello stress. Da non dimenticare la frutta secca e i semi oleosi come quelli di zucca e di girasole che apportano omega 3, grassi che stimolano positivamente il metabolismo. Sono importanti anche le proteine, contenute, per esempio nei latticini, prosciutto e uova che favoriscono lucidità ed energia. Non associare con caffè o tè nero che aumnetano il nervosismo e l’irritabilità. Meglio una tisana al biancospino che favorisce una calma vigile. E’ possibile anche usare il caffè di cicoria: è detossificante, fa bene al microbiota, ossia alla flora batterica intestinale che si altera sotto stress.

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