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Alimentazione e casi più trattati

Alimentazione e patologie

  • Ovaio policistico

  • Osteoporosi

  • Fibromialgia

  • Enterocoliti

  • Sindrome metabolica

  • Difficoltà digestiva,disbiosi e gonfiore

Ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è il più comune disordine endocrino con una prevalenza del 10% nelle donne durante l’età riproduttiva. 

Alcune delle principali caratteristiche con le quali si può presentare questa sindrome sono: 

– l’aumento degli androgeni ( ormoni maschili)

– l’alterazione della produzione delle gonadotropine, prodotte dall’ipofisi , regolatrici della funzione ovarica
– l’aspetto caratteristico delle ovaie con tanti piccoli follicoli. 

Le donne con la PCOS inoltre, possono presentarsi in sovrappeso nonché obese, con un disordine di insulino-resistenza (ormone prodotto dal pancreas, necessario alle cellule per l’utilizzo degli zuccheri), dislipidemia e accumulo di adiposità. In più la PCOS è uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo del diabete mellito. 

Una delle strategie per risolvere l’insulino-resistenza è seguire una dieta a basso indice glicemico. L’indice glicemico di un alimento rappresenta la velocità con cui aumenta la glicemia (cioè la concentrazione di glucosio nel sangue) in seguito all’assunzione di quell’alimento.

Gli alimenti a basso indice glicemicosono:  frutta e verdura,latticini (yogurt, latte intero),cereali integrali (soprattutto avena e orzo), pasta cotta al dente, mentre quelli ad alto indice glicemico (superiore a 60-70) sono tutti quelli facilmente assimilabili:zucchero, cereali raffinati (riso, patatine, wafer, biscotti), dolci e torte, bevande zuccherate, gasate, alimenti che contengono zucchero, destrosio, sciroppo di glucosio negli ingredienti. Altri alimenti su cui fare attenzione per il loro medio-alto indice glicemico sono: pane bianco, biscotti, patate, croissant, uva passa, alcuni tipi di

frutta e verdura (carote, melone, zucca).

 Le considerazioni utili che si possono fare sull’indice glicemico sono le seguenti:

  • l’indice glicemico diminuisce se l’alimento o il pasto è ricco di fibre, per cui un cereale integrale o una pasta con le verdure ha un indice più basso rispetto a un cereale  raffinato o ad una pasta al sugo.

  • L’indice glicemico diminuisce se si aggiungono grassi a un alimento. Questo fenomeno è dovuto al fatto che la digestione dell’alimento al quale sono stati aggiunti i grassi è più lenta, e quindi i carboidrati che contiene vanno in circolo più lentamente.  Infatti il latte intero ha un indice glicemico molto più basso di quello scremato. Questo è vero anche per tutti gli alimenti light come lo yogurt; quello intero ha un indice glicemico più basso di quello light.

Il rilascio totale di insulina dipende anche dalla quantità di carboidrati ingeriti e non solo dall’indice glicemico.  Per cui un pasto non deve eccedere una quantità di carboidrati maggiore del 55% delle calorie giornaliere e deve contenere anche grassi e proteine (pasto completo).

Insieme ad una adeguata alimentazione è necessario inoltre svolgere una moderata attività fisica giornaliera che permette di aiutare i tessuti e in particolare il muscolo ad utilizzare meglio gli zuccheri e ad avere una efficiente risposta all’insulina.

 

Osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia molto diffusa che colpisce circa 5 milioni di Italiani.

L’incidenza di questa patologia nei Paesi occidentali cresce anno dopo anno a causa del progressivo aumento dell’età media della popolazione. Basti pensare che ogni trenta secondi in Europa una persona con osteoporosi subisce la frattura di un arto o di una vertebra.

Anche la dieta e più in generale lo stile di vita dei nostri tempi contribuisce ad aumentare l’incidenza della malattia. Per questo motivo è molto importante adottare, sin da giovani, sane abitudini dietetiche, efficaci sia per prevenire l’osteoporosi, sia per combatterla qualora esista una predisposizione su base genetica. Per lungo tempo si è infatti pensato che l’osteoporosi fosse una malattia legata all’invecchiamento; oggi invece gli specialisti preferiscono parlare di malattia pediatrica.

Fin dai primi anni di vita è dunque importante salvaguardare la salute ed il benessere delle proprie ossa praticando regolarmente attività fisica ed adottando una dieta sana e bilanciata.

Per favorire il raggiungimento ed il mantenimento del picco di massa ossea è inoltre importante:

  • ridurre il consumo di dolci e bevande alcoliche

  • osservare una dieta povera di sale, dato che il sodio, oltre a peggiorare un eventuale ipertensione favorisce la demineralizzazione ossea

  • abolire il fumo, che ha un effetto negativo sulla massa ossea

  • evitare di consumare eccessive quantità di proteine e fibre con la dieta

Inoltre alcune acque mediominerali e le stesse acque potabili ad alto contenuto in calcio contribuiscono in maniera non trascurabile alla copertura del fabbisogno quotidiano di questo prezioso minerale.

Per prevenire l’osteoporosi una buona percentuale del calcio assunto con la dieta dovrebbe derivare anche da alimenti vegetali: ricchi ne sono il sesamo, le noci, le mandorle, i cavoli ed i legumi.


 

 

Fibromialgia

Le cause della fibromialgia non sono pienamente comprese dai ricercatori. I sintomi variano molto da persona a persona , ma quasi sempre comprendono il dolore e la fatica . Ridurre lo stato infiammatorio è fondamentale per la gestione del dolore. Per questa ragione il sofferente di fibromialgia dovrebbe concentrare la sua dieta su alimenti che sono anti-infiammatori e ricchi di fibre. Anche gli antiossidanti sono nutrienti importanti per la terapia nutrizionale del paziente fibromialgico.

Enterite ed enterocolite

Enterite ed entero coliti sono sindromi con manifestazioni di sofferenza del tenue e del colon con dolori addominali post-prandiali associati ad emissione di feci semiliquide e a gas. Esse necessitano di diete bilanciate a basso contenuto di materiale indigeribile (fibre vegetali e tessuto connettivo) per evitare l’accelerazione del transito intestinale.

In generale le norme sono le seguenti:

  • Escludere cibi piccanti e acidi, droghe, spezie e aromi.

  • Evitare alimenti non indicati nella dieta per chi soffre di colite: aceto e cibi fermentati, frutti con la buccia, verdure con gambo, carne intera, funghi, cipolle, pane e pasta integrali, sedano, noci, frutta secca, cavolo, cavolfiore, carni grasse ricche di tessuto connettivo, legumi secchi, cibi speziati esotici, alcolici. 

  • Gli alimenti che si possono consumare con la colite: fette biscottate, crackers, yogurt, prosciutto magro, pane bianco raffermo o tostato, formaggi e paste cotte, carote, punte di asparagi, zucchine senza semi, insalata, indivia, fagiolini teneri, frutta cotta o cruda molto matura, uva privata di buccia e semini, riso privato dell’amido, pasta bianca, carne di vitella, di pollo, pesce a polpa bianca.

Sindrome metabolica

La sindrome metabolica è stata scoperta durante gli anni ’50 quando il diabetologo francese Jean Vague aveva sottolineato la pericolosità dell’obesità androide (grasso accumulato prevalentemente sull’addome), quale condizione che predispone al diabete nell’adulto.

La sindrome metabolica si riassume in una serie di disordini che non danno sintomi visibili e per questo viene chiamata “nemico silenzioso”.

Solitamente la diagnosi di sindrome metabolica viene effettuata quando si presentano 3 o più dei seguenti disturbi:

  • Obesità centrale (circonferenza vita >94 cm negli uomini e > 80 cm nelle donne)

  • Intolleranza al glucosio (glicemia alta)

  • Ipertensione arteriosa (>140/90 mmHg)

  • Ipertriglicidemia (>150 mm/dl)

  • Colesterolo alto (> 200 mg/dl)

  • Acido urico elevato

Il controllo dietetico nei soggetti con sindrome metabolica è indispensabile. La base principale dell’alimentazione è il controllo dell’indice glicemico degli alimenti, una scoperta di Jenkins, che consiste nel conoscere il comportamento dell’insulina dopo l’ingestione di carboidrati semplici e complessi di ogni alimento.

Nella dieta si deve:

  • Non oltrepassare il 50% delle calorie giornaliera da carboidrati

  • Ridurre il consumo di alimenti ad alto indice glicemico (IG)

  • Ridurre l’apporto di sodio se il soggetto è iperteso

  • Sostituire lo zucchero con dolcificante artificiale

  • Non consumare alimenti ricchi di zuccheri che provocano un rapido incremento dell’insulina

  • Aumentare la quantità di verdura consumata durante il giorno

Difficoltà digestiva, disbiosi e gonfiore

Il processo digestivo è lungo, complesso e inizia dalla bocca: i denti frammentano il cibo, lo mescolano con la saliva e creano il bolo. Gli enzimi salivari quali lipasi, amilasi e ptialina iniziano la digestione dei carboidrati complessi e dei grassi.

Lo stomaco, grazie alle secrezioni acide e al movimento meccanico, “impasta” il cibo e ne prosegue la degradazione. Tuttavia la maggior parte della digestione avviene nell’intestino tenue ed è mediata dagli enzimi prodotti dal pancreas esocrino e dai succhi biliari prodotti dalla cistifellea. In questa sede gli enzimi hanno il compito di scomporre le proteine in forme molecolari più semplici (protidi e aminoacidi), gli amidi in maltosio e i grassi idrolizzati in acidi grassi a lunga catena.

Gli enzimi hanno un ruolo fondamentale sia nella digestione che nell’assorbimento dei nutrienti nei villi del primo tratto intestinale. Una parte degli enzimi viene introdotta mediante i cibi crudi: perciò maggiore è la presenza di alimenti crudi nella dieta minore sarà il carico digestivo. Ogni cibo, se integro e allo stato naturale, contiene enzimi utili alla sua stessa digestione, alleggerendo i compiti del pancreas. Purtroppo i cibi odierni sono carenti di enzimi a causa dei processi di coltivazione, all’impoverimento del terreno, dei processi di trasformazione e di lavorazione o del semplice processo di cottura che non ne preserva le qualità enzimatiche.

Nel “grosso intestino” (intestino crasso), rappresentato per la maggior parte dal colon, avviene l’assorbimento di acqua e sali minerali e la trasformazione delle scorie in feci. Il procedere del chimo-la massa derivante dalla digestione degli alimenti- è possibile grazie ai movimenti peristaltici regolati dalla ricchissima innervazione del SNA situato al di sotto della mucosa intestinale.

Le funzioni di ogni organo digestivo sono specifiche e condizionate da fattori chimici, biologici e ambientali importanti. L’alterazione di questo delicato equilibrio è il principale fattore scatenante i disturbi digestivi.

Quale regime alimentare adottare?

  1. Evitare gli eccessi alimentari che danno un “carico” sugli organi deputati alla digestione quali pancreas, fegato e cistifellea

  2. Utilizzare cibi freschi e vivi. L’introduzione dei cibi cotti, poveri di enzimi, non è funzionale per lo sviluppo di una adeguata flora batterica fisiologica e porta, a livello intestinale, allo sviluppo di una disbiosi fermentativa in cui si ha un’eccessiva crescita micotica (Candida)

  3. Ricercare sempre una dieta equilibrata per creare un effetto positivo sulla composizione della flora batterica intestinale

  4. Ridurre gli zuccheri raffinati

  5. Limitare il consumo di proteine (carne e latticini) e grassi animali. L’eccessiva e frequente introduzione produce una disbiosi putrefattiva con incremento dei Bacteroides e induzione dell’ureasi batterica che metabolizza gli acidi biliari e li trasforma in metaboliti cancerogeni

  6. Attenzione al consumo di cibi trattati con conservanti, pesticidi, coloranti che hanno un’attività devastante sugli enzimi digestivi e sulla flora batterica.

 

 

Le informazioni contenute in questa pagina non devono in alcun modo sostituire il rapporto Medico Paziente.
Si raccomanda di chiedere il parere del proprio Medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio o indicazione riportata.

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