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Quando servono i cibi “senza”

Al supermercato il 20% dei cibi è “free from”cioè privo di un particolare ingrediente: per esempio zucchero, sale o lattosio. Una ricerca dell’osservatorio Immagino Nielsen Gs1Italy rivela che lo scorso anno nel nostro paese la spesa per questi alimenti ha superato i 6 miliardi di euro (quasi il 30% dell’intera filiera). Così, prodotti un tempo di nicchia e considerati quasi dei parafarmaci, in quanto nati per rispondere a esigenze di target specifici come diabetici, ipertesi o intolleranti, sono diventati di massa. In molti casi a ragione perché legati a situazioni in cui eliminare un ingrediente dalla dieta è effettivamente necessario per motivi di salute. Ma è innegabile che si sia innescata una tendenza che prescinde da reali necessità. Vediamo i cibi “senza” più comuni:

  • senza lattosio: nel nostro paese il mercato del senza lattosio supera i 350 milioni di euro. Dati dell’EFSA rivelano che in Italia tra il 30 e il 56% della popolazione è intollerante al lattosio in misura diversa. Latte, formaggi e yogurt senza lattosio sono sicuramente indispensabili quando viene diagnosticata una intolleranza, cioè una mancanza dell’enzima deputato alla digestione dello zucchero del latte, il lattosio appunto. Per chi però, non ha problemi è bene non disabituare l’organismo a digerirlo
  • senza sale: lo scorso anno il consumo di prodotti senza sale è salito del 15.2%. questi alimenti come cracker e cereali per la prima colazione sono indispensabili per chi soffre di patologie cardiovascolari come l’ipertensione. Sono comunque consigliabili a livello più generale perché tendiamo a consumare troppo sale che sovraffatica i reni che devono lavorare di più per eliminarlo. Infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di non superare la quantità giornaliera di 5 g ma la dieta degli italiani ne apporta in media quasi 12.
  • Senza zuccheri aggiunti: anche la vendita dei cibi senza zuccheri aggiunti ha subito un incremento del 10.5%. Sono nati per rispondere alle esigenze delle persone diabetiche che devono limitare il consumo di dolci e di saccarosio. Anche questi possono essere consigliati per tutti: assumiamo infatti troppi zuccheri che sono i responsabili degli stati infiammatori. In più il sapore dolce crea una vera e propria dipendenza: più mangiamo cibi zuccherati più ne sentiamo il bisogno
  • Senza lievito: questa dicitura significa che non viene usato nessun tipo di lievito aggiunto al prodotto da forno. In genere si tratta di prodotti che vengono consigliati a chi soffre di disturbi gastrointestinali come gonfiore e difficoltà digestiva, forti dolori o meteorismo. E’ necessario però che il consumo di questi prodotti venga consigliato da uno specialista: diverse persone, infatti, identificano nel lievito la causa dei loro disturbi erroneamente. C’è poi chi pensa che i prodotti senza lievito siano più “leggeri”, ma non è così: per esempio il 100 g di pane azzimo apportano 377 cal contro le 275 delle comuni rosette

Importante è sempre leggere bene le etichette alimentari che nel tempo sono diventate sempre più chiare e complete: per esempio la dicitura “senza zuccheri aggiunti” oggi assicura che quell’alimento non contiene né monosaccaridi, né disaccaridi addizionati dall’azienda.

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